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Un'antico paese tra storia, leggenda e archeologia
Testo a cura di Lucio Losardo
Gli affreschi del pittore Andrea Delitio nella Cattedrale di Atri 

Madonna di Cese

Il ridente e antico paese di Lecce dei Marsi è posto in un'ampia vallata circondata da montagne ricche di boschi e di fresche e limpide acque. Il paese moderno si estende lungo una strada principale con case basse quasi tutte uguali, tra le quali emergono, come funghi, le case moderne a più piani. 
Se però ci addentriamo in una delle tante vie che s'intersecano con la strada principale, scopriamo un altro paese con linde stradine, con nuove casette dai balconi fioriti, contornate da giardini e orticelli, e piazzette ariose che danno l'impressione di un abitato sereno e laborioso. 
  
La gente è cordiale ospitale e simpatica, retaggio di un'antica civiltà contadina che qui ha ancora le sue profonde radici. Il paese, posto a m. 735, fu ricostruito dopo il terremoto del 1915. L'antico nucleo abitato, situato a 500 metri più in alto, le cui rovine sono ancora oggi visibili (1), venne abbandonato per il clima rigido, per le cattive condizioni di vita dei residenti e per le continue incursioni dei briganti (2). Già nel 1656 una terribile epidemia aveva costretto da una parte degli abitanti ad abbandonare l'antico paese e a trasferirsi sulle rive del lago (3). Qui ebbe i natali Andrea Delitio, celebre pittore, i cui affreschi si possono ammirare nella gotica cattedrale di Atri (4). 
  
Le antichissime origini di Lecce, narrate tra storia e leggenda (5), rendono arcano il paese, stimolando il visitatore a conoscerlo più a fondo. La recente scoperta in località Camerino, in prossimità dell'abitato di Lecce, di una tomba del VII sec. a .C., contenente i resti e il corredo di un principe dei Safini Fucensi, ha suscitato l'interesse degli appassionati della scienza delle civiltà antiche. Dei secoli bui del medioevo rimangono, a testimonianza, oltre ai resti dell'antica Lecce Vecchia, anche i resti del castello medioevale dei marchesi Trasmondo, costruito sui residui dell'antico insediamento romano (6). Sono molti gli eventi che si sono succeduti in questa terra, come attestano antichi scrittori, che hanno causato lutti e distruzioni, ma il paese, grazie alla tenacia e alla laboriosità degli abitanti, è sempre risorto dalle rovine. Ancora oggi si possono osservare con meraviglia l'antico borgo di Lecce Vecchia, i cui resti si stagliano sullo sfondo di uno squallido paesaggio montano, i residui dei borghi medioevali circostanti e i ruderi delle chiese di S. Elia (7), di S. Maria e di S. Martino in Agne. 
   
Visitando queste antiche vestigia, il nostro pensiero ci porta indietro nel tempo e ci induce a meditare sulla vita grama ed irta di pericoli che questo laborioso popolo leccese ha dovuto sopportare: calamità naturali, quali la peste e i terremoti, le angherie dei potentissimi Signori dell'epoca, sempre in lotta tra di loro per il possesso di questo territorio, per non parlare poi dei briganti, gente senza scrupoli, crudele, malvagia, che con inaudita ferocia scorazzava in questi luoghi, seminando lutti, miseria e terrore. Di tutto ciò oggi rimane solo il ricordo storico. L'odierna Lecce è pervasa da un'intensa attività di espansione e di rinnovamento: trasformando la sua attività, un tempo agricola, sta acquistando sempre più una funzione residenziale. Chi vi giunge, oggi, trova un paese accogliente, che possiede tutti i requisiti essenziali (8) che consentono al visitatore un soggiorno tranquillo, permettendogli cosi di ammirare non solo gli antichi monumenti, ma anche le sue bellezze naturali.

  
 

NOTE 
(1) L'antica Litium è sorta sulle rovine di un antico insediamento Marso: un Oppidum eretto nel V sec. a.C. a difesa di un importante via montana di non secondaria importanza, che fu probabilmente distrutto dai romani durante 1a guerra Marsa. Tn seguito fu ricostruito in epoca longobarda con il nome di Oppido Lycimer o Litium. 
(2) Durante la dominazione spagnola la Marsica fu funestata da sommosse collegate alla rivolta napoletana antispagnola di Masaniello (1620-1647). Nella zona del Fucino si aggiravano numerose bande di briganti guidate dai famosi Popone, Scucchiaferro, Francesco Sebastiani e Giovanni Antonio Sisti. Il brigantaggio post-unitario, fenomeno collettivo di delinquenza a sfondo politico e sociale, ebbe anche briganti famosi tra i quali primeggiavano Luigi Alonzi, detto Chiavone, e Marco Sciarra, ricordato come ladro gentiluomo perché animato spesso nelle sue scorrerie da sentimenti generosi in favore delle classi più povere. 
(3) La peste del 1656 decimò il paese che venne abbandonato. I superstiti si trasferirono sulle rive del Fucino, dando origine al1'abitato di Castelluccio. Rimasero soltanto le frazioni di Taroti e Vallemora, con limiti molto modesti di popolazione, che andarono distrutte a causa del sisma del 1915. 
(4) Andrea Delitio ebbe i natali a Lecce nel 1420 Affrescò le pareti del Coro dei Canonici della cattedrale gotica dî Atri (1481-1489), che costituisce il suo importante capolavoro. Nel pittore che rifinisce una tavola nella volta sembra sia da ravvisare lo stesso Delitio. Altre sue opere, su tavola, sono esposte in alcum musei degh Stati Uniti (Baltimora, Pensylvania). Una sua opera firmata, " S. Cristoforo ", del 1473, trovasi nel Duomo di Guardiagrele. Il Delitio da giovane perfeziono la sua educazione culturale a Firenze, riuscendo a comporre m maniera autonoma e complessa tanto da essere ritenuto un grande maestro. 
(5) Il Di Pietro riprende  questa leggendaria notizia da Paolo Marso nei suoi commenti al VI libro dei Fasti di Ovidio: "... ad otto miglia di lontananza da Pescina, vi è il castello di Licyo... fu edificato dagli asiatici abitatori della Lycia che vollero dare ad esso tal nome...". 
(6) I marchesi Trasmondo, seguaci a la famiglia dei Trasmondo, Signori di Chieti. 
(7) In epoca longobarda esistevano in Lecce le chiese di S. Maria e di San Pietro (Bolla di Clemente III del 1187). Dopo la peste del 1656 quest'ultima fu ricostruita sotto il titolo di S. Elia. L'attuale chiesa parrocchiale è dedicata alla Vergine Maria. Il patrono è S. Biagio che, secondo la tradizione popolare, sembra abbia qui soggiornato. 
(8) Un attrezzatissimo supermercato " CONAD ", la Farmacia del Dott, Pallante e l'Albergo ristorante " Le Premier " di P; Macera. 
 
 
Testi tratti dal periodico Radar Abruzzo
 
 
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