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Il sito neolitico di "Rio Tana"
Nel 1992, lungo il canale di bonifica del "Rio Tana", nel comune di Lecce nei Marsi (AQ) emersero livelli archeologici di epoca preistorica. In seguito alla segnalazione di Silvano Agostini, la Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo decise di svolgere delle indagini archeologiche al fine di verificare la natura e l'estensione del deposito. 
I rinvenimenti si collocano lungo il moderno torrente che, costeggiando la via di Santa Lucia, tra Ortucchio e Lecce nei Marsi, taglia un piccolo terrazzo che si affaccia sul lato sinistro del Rio Tana, ad una quota di circa 705 m. s.l.m.. Ad un primo sopralluogo si è constatata la presenza di frammenti di ceramica di impasto, industria litica su selce, frammenti di ossa animali e resti di strutture testimoniati dalla copiosa presenza di intonaco, per una estensione, in sezione, di m. 50 circa ed uno spessore di cm. 80 circa. Le indagini di scavo sono state svolte nei mesi di settembre ed ottobre del 1993 dalla Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo, sotto la direzione di Vincenzo d'Ercole e Silvano Agostini (1). 
  
Le ricerche si sono inizialmente concentrate sulla documentazione delle sezioni 3 esposte del fosso. La parete Sud permette infatti di seguire la stratigrafia generale del sito: al di sotto del suolo agrario è stato identificato un terreno costituito da ghiaie di origine alluvionale recente per uno spessore medio di 120 cm. Questa alluvione copriva un suolo bruno forestale, con scheletro di detrito calcareo, di origine colluviale, spesso in media 80 cm. 
La sottostante US 3 mostrava, al contrario dei precedenti, evidenti tracce di antropizzazione: si tratta di un suolo molto scuro, con presenza di pietrame calcareo non omogeneamente distribuito, ed abbondante presenza di ceramica neolitica, industria litica su selce. 
  
Questo strato poggia su ghiaie alluvionali (US 4), deposte in almeno tre distinte fasi, il cui spessore varia da 60 cm. a ben 4/5 metri. Questo spesso episodio alluvionale separa in realtà il livello antropico descritto in US 3 da un secondo livello, anch'esso inquadrabile nell'ambito del Neolitico a Ceramica Impressa (US 5): si tratta di un suolo bruno contenente frammenti ceramici, numerosi carboni, intonaco di capanna e piccoli lembi residuali di un suolo rosso pleistocenico, individuato in giacitura primaria in un terrazzo a monte dell'area di scavo. 
Sul tetto di questo strato è stata notata la presenza di un livello ricco di carboni e resti antropizzati che, tra l'altro, copriva un'area di concotto visibile in sezione come una lingua convessa dello spessore di max. cm. 5 estesa per una lunghezza di m.1,40. Il tutto poggiava su uno spesso strato di alluvioni di base (US 6) costituite da ghiaie talvolta intramezzate da grossi lembi di suoli rossi pleistocenici. 
Dopo aver quadrettato un'area di mq. 200, comprendente l'attuale taglio del fosso di Rio Tana e le sue rive, lo scavo si è concentrato nei quadrati M3 ed L2, posti rispettivamente lungo la sponda sinistra e destra.
  
Nel q. M3 il primo dei due livelli antropizzati identificati in sezione (US 3) è stato scavato in 8 tagli che hanno restituito abbondante materiale ceramico relativo all'orizzonte della ceramica impressa, industria litica, carboni ed, in particolare nel taglio 5, una lama in ossidiana. Nei tagli 6 e 7 si nota una concentrazione di pietre delle quali, per la limitatezza dell'area indagata, non è stato possibile identificare un eventuale andamento. 
Nel corso dell'asportazione di US 4, frammisti ai livelli di ghiaie ed in probabile deposizione secondaria a causa del trasporto fluviale, sono stati individuati frammenti ceramici, faune e frammenti di concotto in relativa abbondanza. Lo scavo della sottostante US 5 ha riguardato solo una porzione del q. M3 per un totale di mq. 5. Lo strato non ha restituito nell'ambito del saggio resti strutturali ma solo reperti ceramici con decorazione lineare, carboni e scarsi resti faunistici.  
  
La sponda destra venne interessata da un piccolo saggio localizzato nel q. L2, dove il torrente aveva in precedenza asportato la US 3. L'area scelta per il saggio presentava in sezione un livello continuo di concotto dello spessore medio di cm. 2 che venne solo parzialmente scoperto dalla asportazione delle ghiaie di US 4. Lo scavo non ha purtroppo messo in luce strutture con pianta definibile, tuttavia le caratteristiche del deposito, ed in particolare la presenza di un livello continuo di carboni, ceramiche ed ossa subito al di sopra di un piano di concotto che raggiunge, lungo la sponda destra del canale una lunghezza di m. 20, fa ipotizzare che esista una frequentazione "in situ", di tipo abitativo, identificabile con la US 5. 
  
La frequentazione rappresentata dalla US 3 appare meno chiaramente connotata, ma comunque documentata da abbondantissimo materiale ceramico in ottimo stato di conservazione. La US 4 sembra invece costituire uno iato nella frequentazione del sito, ed i materiali rinvenuti al suo interno potrebbero costituire la rielaborazione di strati originariamente in situ, ad opera degli episodi alluvionali di cui restano ampie tracce in stratigrafia. L'osservazione delle sezioni identificate lungo le due opposte sponde permette di affermare la continuità spaziale della frequentazione dell'area, interrotta solo attualmente dalle opere di irregimentazione del fosso, che in epoca neolitica aveva un corso differente dall'attuale. Sono state ottenute due datazioni al C14, fornite dal laboratorio del Dipartimento di Antropologia dell'Università di Alberta, in Canada, provenienti da campioni prelevati dai due distinti livelli antropici. Il campione di carbone ligneo proveniente dalla US 3 ha restituito la data 6790 ~ 70 B.P., mentre quello dalla US 5 è datato 6860+ 60 B.P., in cronologia non calibrata. Tali datazioni bene si inquadrano nel panorama noto per le fasi antiche della ceramica impressa della Penisola. 
  
  
  

(1) Alle ricerche hanno partecipato Silvia Festuccia, Francesca Mancini e Umberto De Luca; operai e mezzi sono stati forniti dall'Archeores di Avezzano. 
 
 
 
Tratti dal libro Il Fucino e le aree limitrofe nell'antichità - Archeoclub d'Italia
(Testo a cura di Vincenzo D'Ercole, Silvia Festuccia, Esmeralda Remotti )
 
 
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